Si pensa, erroneamente, che la stazione radio amatoriale sia incentrata sulla qualità della radio ricetrasmittente, la potenza utilizzata e infine, come ordine, l’antenna. In realtà l’antenna deve essere messa al primo posto. Senza una buona ricezione, tutto il resto sarà vanificato. E senza una valida antenna, non ci faremo sentire anche se utiliziamo potenze elevate. Vediamo sommariamente alcuni punti fondamentali per “gestire” bene un impianto d’antenna, sia in ambito radioamatoriale ma ovviamente anche in ambito civile.

Il cavo che collega l’antenna al trasmettitore.

I segnali elettrici (radiofrequenza o RF) si muovono lungo le parti esterne del cavo che è composto, parlando riduttivamente, da un conduttore (centrale) e una parte esterna (calza). Il tipo di metallo utilizzato per la costruzione del cavo ha una scala di conducibilità. Metalli rari come oro, argento e platino sono i conduttori migliori, ma costano molto quindi bisogna ripiegare sul rame. Cavi di rame isolati sono la scelta migliore per un’antenna. In ogni caso cercare di posizionare l’antenna il più possibile vicino al luogo di trasmissione per prevenire dispersioni di energia RF. Maggiore è il diametro del conduttore centrale e tanto più l’attenuazione risulta contenuta.

Ubicazione e tipo di antenna.

Ovviamente l’antenna deve distare lontano da cavi elettrici perchè è un dispositivo elettrico atto a trasmettere e/o ricevere onde elettromagnetiche. Fattori importanti nell’individuare il tipo di antenna adatto per l’utilizzo specifico sono il guadagno e la direttività. Il guadagno è dato dalla capacità dell’antenna di concentrare il campo elettromagnetico in una certa direzione; la direttività di un’antenna in una certa direzione è definita invece come il rapporto tra l’intensità di radiazione irradiata in tale direzione e la potenza totale irradiata su tutte le direzioni. Le antenne omnidirezionali posizionate con l’asse verticale sono spesso usate come antenne non-direzionali rispetto alla superficie terrestre dato che irradiano uniformemente in tutte le direzioni orizzontali e la potenza irradiata scende con l’aumentare dell’angolo. Si capisce bene che, a seconda dell’utilizzo e dall’area di interesse, si deve valutare bene quale tipo di antenna impiegare. Per fare un esempio: facilmente si trova una antenna direttiva su di un ponte ripetitore in uso ad attività e servici civili, collocato a ridosso di un monte, che deve coprire l’intera area cittadina che ha di fronte (puntamento) e non disperdere il segnale in altre zone.

Materiale di costruzione di una antenna.

Le antenne filari, maggiormente in uso dai radioamatori, sono fatte in rame (rivestito da materiale isolante) e vengono impiegate generalmente per frequenze fino ai 30 MHz. Ovviamente ci sono anche le antenne direttive che coprono questa banda di frequenza, ma vi è necessità di un importante investimento di risorse (economiche e di spazio) per la loro implementazione. Un altra tipologia di antenne, spesso impiegate per mancanza di spazio, solo le cosiddette verticali, ovvero omnidirezionali, e la loro costruzione può favorirne l’utilizzo su più bande operative. In gergo ad esempio si dice “antenna verticale per i 10-15-20 metri” che non sono altro che le lunghezze d’onda delle bande di frequenza interessate, Le antenne VHF e UHF direttive e omnidirezionali sono fatte in alluminio o acciaio inossidabile. Quest’ultimo materiale è particolarmente indicato per una logistica “difficile” dove la resistenza al vento e le basse temperature (e presenza di ghiaccio) risultano fattori fondamentali di paragone per una scelta oculata.

Infine, assolutamente non come importanza, è da tenere presente che occorre verificare che tutti gli apparati ricetrasmittenti, le antenne e tutti gli accessori  siano collegati alla linea di messa a terra principale e che questa sia valida. Si raccomanda di interpellare un tecnico per le valutazioni relative alle singole esigenze.

ANTENNA RAC DIRETTIVA UHF

Un pensiero su “L’antenna in una stazione radioamatoriale… e non solo!

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